Una guida completa per comprendere, prevenire e affrontare il fenomeno delle scottature volontarie sui social media
Introduzione: Quando l’abbronzatura diventa autolesionismo
L’estate 2025 ha portato con sé una delle challenge più pericolose mai apparse sui social media: la Sunburn Challenge. Migliaia di giovani in tutto il mondo si stanno esponendo intenzionalmente al sole senza alcuna protezione, documenting le loro scottature sui social media con l’hashtag #sunburnttanlines che ha raggiunto oltre 200 milioni di visualizzazioni.
Come associazione “Bullismo No Grazie”, attraverso il nostro progetto “Il bullismo non va in vacanza”, abbiamo il dovere di informare famiglie e ragazzi su questo fenomeno che trasforma quello che dovrebbe essere il piacere estivo in un rischio concreto per la salute. Non si tratta di allarmismo, ma di informazione scientifica: una singola scottatura grave può raddoppiare il rischio di melanoma per tutta la vita.
Cos’è la Sunburn Challenge: Anatomia di una pericolosa moda
La Sunburn Challenge consiste nell’esporsi deliberatamente al sole per ore senza alcuna protezione solare, con l’obiettivo di ottenere scottature visibili che creino “linee di bruciatura” esteticamente interessanti sulla pelle. I partecipanti documentano il processo e i risultati sui social media, spesso confrontando il “prima” e “dopo” per mostrare il contrasto tra pelle normale e quella ustionata.
Come funziona il meccanismo virale
La challenge segue un pattern tristemente familiare nel mondo dei social media. I giovani vedono contenuti che mostrano scottature “estetiche”, spesso accompagnati da commenti positivi e migliaia di like. L’algoritmo delle piattaforme, progettato per massimizzare l’engagement, amplifica questi contenuti perché generano reazioni forti – che siano di ammirazione o preoccupazione.
Il processo tipico include diverse fasi: l’esposizione intenzionale al sole senza protezione, la documentazione fotografica delle scottature, la condivisione sui social con hashtag specifici, la competizione informale per ottenere le “linee” più drammatiche, e infine la normalizzazione del comportamento attraverso la ripetizione.
I numeri del fenomeno
La ricerca che abbiamo condotto mostra dimensioni allarmanti. L’hashtag #sunburnttanlines ha superato i 200 milioni di visualizzazioni principalmente su TikTok, mentre su Instagram #suntan raggiunge quasi un milione di visualizzazioni. Il 70% dei partecipanti sono ragazze di età compresa tra 13 e 29 anni, con un picco nella fascia 18-24 anni.
Il fenomeno ha origini in Australia nel 2022, è esploso negli Stati Uniti nella primavera 2025 e si è diffuso in Europa durante l’estate. Gli stati americani più colpiti includono Colorado, Texas, New Jersey, Florida e Utah, mentre in Europa stiamo vedendo una crescita preoccupante in paesi come Spagna, Italia e Francia.
I rischi medici: Cosa dice davvero la scienza
Danni immediati e a breve termine
Quando la pelle si scotta, non stiamo parlando di un semplice arrossamento temporaneo. Una scottatura è una bruciatura di primo o secondo grado che causa danni cellulari immediati. I raggi UV danneggiano direttamente il DNA delle cellule cutanee, scatenando una risposta infiammatoria che può durare giorni o settimane.
I sintomi immediati includono arrossamento, dolore, gonfiore, vesciche nei casi più gravi, febbre e disidratazione, e in alcuni casi shock da calore che richiede intervento medico. Solo 15 minuti di esposizione solare intensa iniziano il processo di danno cutaneo, mentre esposizioni prolungate senza protezione possono causare ustioni che richiedono cure ospedaliere.
Le conseguenze a lungo termine: Un rischio che dura tutta la vita
La ricerca medica è inequivocabile sui danni permanenti causati dalle scottature. Ogni scottatura vescicante raddoppia il rischio di melanoma per tutta la vita. Questo dato, confermato da multiple meta-analisi su decine di migliaia di pazienti, dovrebbe far riflettere ogni genitore e ogni ragazzo.
Particolarmente critico è il periodo dell’adolescenza. Cinque scottature severe tra i 15 e i 20 anni aumentano del 80% il rischio di melanoma e del 68% il rischio di altri tumori cutanei non-melanoma. L’80% del danno cutaneo solare si accumula prima dei 18 anni, rendendo i giovani partecipanti alla challenge estremamente vulnerabili.
Ma non parliamo solo di cancro. Le scottature accelerano drammaticamente l’invecchiamento cutaneo, causando rughe premature, macchie, perdita di elasticità e una texture cutanea irregolare. Il 80% dell’invecchiamento visibile nei caucasici è attribuibile al danno solare, un prezzo estetico che contraddice ironicamente l’obiettivo apparente della challenge.
I numeri del melanoma: Una realtà allarmante
Negli Stati Uniti sono previsti 212.200 nuovi casi di melanoma nel 2025, con 8.430 decessi. L’incidenza è aumentata del 42% nel decennio 2015-2025. In Italia, il melanoma colpisce circa 14.000 persone all’anno, con una mortalità che riguarda circa 2.000 pazienti annui.
L’Australia, paese di origine della Sunburn Challenge, presenta il quadro più drammatico: due australiani su tre svilupperanno un cancro cutaneo nella loro vita, con oltre un milione di nuovi casi annui. Non è un caso che proprio dall’Australia siano arrivate le reazioni più forti da parte delle autorità sanitarie.
Perché i ragazzi partecipano: La psicologia dietro il rischio
Il cervello adolescente e la ricerca del rischio
Per comprendere perché giovani intelligenti decidano di danneggiare consapevolmente la propria pelle, dobbiamo guardare alla neurobiologia dell’adolescenza. Il cervello teenage ha un sistema di ricompense iperattivato ma un sistema di controllo inibitorio ancora immaturo. Questo significa che i ragazzi sentono più intensamente la ricompensa sociale ma faticano a valutare accuratamente i rischi a lungo termine.
Studi di neuroimaging mostrano che quando gli adolescenti sono osservati dai coetanei, si attivano massivamente le aree cerebrali associate alle ricompense, come lo striato ventrale e la corteccia orbitofrontale. In pratica, la presenza sociale – anche digitale – rende letteralmente più gratificanti i comportamenti rischiosi.
La pressione sociale digitale
I social media amplificano questi meccanismi naturali in modi senza precedenti. Il 40% degli adolescenti americani riferisce di sentire pressioni per ottenere engagement sui social media. Like, commenti e condivisioni diventano metriche quantificate di accettazione sociale, creando una forma di pressione più intensa e misurabile di quella tradizionale.
La Sunburn Challenge offre una forma di distinzione sociale relativamente accessibile. Non richiede talenti particolari, denaro o attrezzature costose – solo la disponibilità a rischiare la propria salute. Per ragazzi che potrebbero sentirsi invisibili o inadeguati, rappresenta un modo rapido per ottenere attenzione e validazione.
Fattori di vulnerabilità
Non tutti i ragazzi sono ugualmente a rischio. La ricerca identifica diversi fattori di vulnerabilità: isolamento sociale, bassa autostima, relazioni offline povere, storia di comportamenti autolesivi, perfezionismo estetico, e esposizione precoce ai social media.
Le ragazze sono particolarmente vulnerabili ai confronti estetici amplificati dai social media. Il 57% degli adolescenti europei associa ancora l’abbronzatura all’attrattiva, una percezione che la Sunburn Challenge distorce in modo pericoloso.
Come i genitori possono riconoscere i segnali
Segnali fisici evidenti
I segnali più ovvi sono naturalmente fisici. Scottature inaspettate o insolite, particolarmente con pattern geometrici o “artistici”, dovrebbero destare immediata attenzione. Altri indicatori includono frequenti docce fredde, uso eccessivo di gel all’aloe, lamentele per dolori cutanei, e tentativi di nascondere determinate aree del corpo.
Comportamenti digitali sospetti
Altrettanto importante è monitorare i comportamenti online. Aumento improvviso del tempo trascorso al sole, ricerca di informazioni su abbronzatura estrema, uso di hashtag correlati alla challenge, fotografie che enfatizzano contrasti cutanei, e interesse eccessivo per contenuti di tanning sui social media sono tutti campanelli d’allarme.
Cambiamenti psicologici
Non sottovalutate i cambiamenti comportamentali. Segretezza insolita riguardo alle attività estive, difensività quando si parla di protezione solare, ossessione per l’aspetto fisico più del solito, e richieste insolite di privacy possono indicare partecipazione a challenge pericolose.
Strategie di prevenzione per le famiglie
Costruire un dialogo aperto
La prevenzione più efficace inizia con la comunicazione. Non aspettate che emerga il problema per iniziare a parlarne. Avviate conversazioni regolari sui social media, sui trend virali e sui rischi online. Mostrate interesse genuino per il mondo digitale dei vostri figli senza giudicare immediatamente.
Quando affrontate il tema delle challenge pericolose, evitate l’approccio moralistico. Invece, ponete domande aperte: “Cosa ne pensi di questi trend che vedi online?”, “Hai mai sentito pressioni per fare cose rischiose per ottenere like?”, “Come ti sentiresti se un tuo amico si facesse male per una challenge?”
Educazione sui rischi reali
Fornite informazioni scientifiche concrete senza terrorizzare. Spiegate che una scottatura è letteralmente una bruciatura, che il danno DNA è permanente, e che le conseguenze possono manifestarsi decenni dopo. Usate analogie comprensibili: “È come mettere la mano su un fornello caldo volontariamente”.
Mostrate esempi positivi di protezione solare e cura della pelle. Coinvolgete i ragazzi nella scelta di creme solari, cappelli e abbigliamento protettivo. Rendete la protezione solare una routine familiare normale, non una imposizione.
Rafforzare l’autostima offline
I ragazzi con relazioni forti offline sono meno vulnerabili alle pressioni digitali. Incoraggiate attività che costruiscano competenze reali, relazioni faccia a faccia e senso di identità indipendente dai social media. Sport, hobby creativi, volontariato e attività sociali strutturate offrono alternative sane per il riconoscimento sociale.
Cosa fare se vostro figlio partecipa alla challenge
Mantenere la calma
Se scoprite che vostro figlio ha partecipato alla Sunburn Challenge, la prima reazione non dovrebbe essere punizione o panico. Questi approcci spesso chiudono la comunicazione proprio quando è più necessaria. Invece, concentrate vi sul supporto e sulla comprensione.
Cure mediche immediate
Qualsiasi scottatura significativa richiede valutazione medica. Non sottovalutate vesciche, febbre, o aree estese di arrossamento. Un dermatologo può valutare il danno e fornire trattamenti appropriati, oltre a educazione sui rischi futuri.
Supporto psicologico
Considerate il supporto di un professionista se il comportamento fa parte di un pattern più ampio di autolesionismo o ricerca di rischio. Gli psicologi specializzati in adolescenti possono aiutare a comprendere le motivazioni sottostanti e sviluppare strategie alternative per il riconoscimento sociale.
Ripristinare la fiducia
Lavorate insieme per ricostruire comportamenti sicuri. Coinvolgete vostro figlio nella ricerca di alternative creative per l’espressione personale online. Potrebbero interessarsi alla fotografia artistica, al makeup creativo, o ad altre forme di arte visiva che soddisfino il bisogno di creatività senza rischi per la salute.
Il ruolo delle scuole e della comunità
Educazione preventiva
Le scuole hanno un ruolo cruciale nell’educazione preventiva. Programmi di educazione digitale dovrebbero includere sezioni specifiche sui rischi delle challenge virali. L’educazione alla salute può integrare informazioni concrete sui danni UV e sui tumori cutanei.
Il Regno Unito ha implementato programmi pilota nelle scuole primarie del Kent nel 2025, con rollout nazionale previsto per il 2026. Questi programmi dimostrano che l’educazione precoce può essere efficace nel costruire abitudini di protezione solare.
Collaborazione con i pediatri
I pediatri e i medici di famiglia dovrebbero essere alleati attivi nella prevenzione. Controlli regolari possono includere discussioni sui social media e sui comportamenti rischiosi. I professionisti sanitari possono fornire informazioni autorevoli che i ragazzi potrebbero accettare più facilmente rispetto ai genitori.
Alternative positive per l’estate
Attività solari sicure
L’estate può essere divertente e sicura simultaneamente. Promuovete attività che permettano di godere del sole con protezione adeguata: sport acquatici con magliette UV, escursioni con equipaggiamento protettivo, fotografia naturale, e picnic all’ombra.
Challenge positive
Incoraggiate la partecipazione a challenge costruttive. Esistono trend virali positivi come il #SunSafetyChallenge, che promuove creatività nella protezione solare, o challenge ambientali che coinvolgono attività outdoor responsabili.
Conclusioni: Proteggere senza isolare
La Sunburn Challenge del 2025 rappresenta un promemoria doloroso di come la tecnologia possa amplificare comportamenti rischiosi tipici dell’adolescenza. Tuttavia, la soluzione non è l’isolamento digitale ma l’educazione e il supporto.
Come genitori, educatori e comunità, dobbiamo imparare a navigare insieme ai nostri ragazzi il mondo digitale, fornendo le competenze critiche necessarie per distinguere tra trend innocui e quelli pericolosi. La protezione più efficace è un ragazzo che comprende i rischi e ha alternative sicure per soddisfare i suoi bisogni di appartenenza e riconoscimento.
La sfida per noi adulti è rimanere informati, aperti al dialogo e pronti a offrire supporto senza giudizio quando i nostri ragazzi hanno bisogno di aiuto per navigare le complessità del mondo moderno.
Ricordate: un’estate sicura è un’estate più divertente, e la pelle sana è sempre più bella di quella danneggiata.
Per ulteriori informazioni e risorse sui rischi dei social media e la protezione dei minori online, continuate a seguire il nostro progetto “Il bullismo non va in vacanza” su tutti i nostri canali.
Fonti e approfondimenti:
- American Academy of Dermatology
- Skin Cancer Foundation
- Melanoma Focus UK
- European Centre for Disease Prevention and Control
- Studi scientifici pubblicati su PubMed e riviste dermatologiche peer-reviewed
Nel panorama digitale contemporaneo, le “challenge” rappresentano uno dei fenomeni più caratteristici e potenzialmente problematici, specialmente per i più giovani. Queste sfide virali, che si diffondono rapidamente attraverso piattaforme come TikTok, Instagram e YouTube, esercitano un’influenza significativa sui comportamenti degli adolescenti, attirando la loro attenzione con la promessa di visibilità, approvazione sociale e senso di appartenenza.
Anatomia di un fenomeno digitale
Il termine inglese challenge (sfida) è ormai entrato nell’uso comune per indicare quelle prove lanciate sui social network finalizzate ad accumulare like, commenti e condivisioni. Nonostante la loro onnipresenza nell’attuale ecosistema digitale, le challenge rappresentano un fenomeno relativamente recente nella storia dei social media.
La prima challenge divenuta davvero virale a livello globale risale al 2014: l’Ice Bucket Challenge. Questa sfida consisteva nel rovesciarsi addosso un secchio di acqua gelata, documentare l’esperienza con un video da pubblicare sui social e “nominare” amici e conoscenti invitandoli a fare lo stesso. A differenza di molte challenge successive, questa nasceva con un nobile intento: sensibilizzare l’opinione pubblica sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) e raccogliere fondi per la ricerca scientifica. L’iniziativa, promossa dalla ALS Association (l’associazione americana che si occupa di malati di SLA), raggiunse un successo straordinario, raccogliendo oltre 115 milioni di dollari in donazioni.
Questo caso iniziale illustra il potenziale positivo delle challenge come strumento di sensibilizzazione e mobilitazione collettiva. Tuttavia, ha anche inaugurato un modello di interazione sociale digitale che, negli anni successivi, ha assunto forme ben più problematiche e pericolose.
La psicologia dietro le challenge
Per comprendere il potere attrattivo delle challenge, specialmente sugli adolescenti, è necessario analizzare i meccanismi psicologici che ne alimentano la diffusione. Le challenge rispondono a bisogni fondamentali tipici dell’età evolutiva:
- Appartenenza e riconoscimento sociale: Partecipare a una challenge permette di sentirsi parte di un movimento collettivo, di un’esperienza condivisa che trascende i confini geografici e culturali.
- Costruzione identitaria: Durante l’adolescenza, periodo cruciale per la formazione dell’identità, le challenge offrono opportunità di auto-affermazione e distinzione.
- Ricerca di emozioni forti: La neurofisiologia dell’adolescenza è caratterizzata da una maggiore sensibilità alla ricompensa e da una minore percezione del rischio, rendendo particolarmente attraenti sfide che promettono esperienze intense o trasgressive.
- Visibilità e approvazione: Il sistema di ricompense immediate (like, commenti, condivisioni) gratifica il bisogno di riconoscimento tipico dell’età evolutiva.
Come spiega la dottoressa Maura Manca, psicoterapeuta e presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, “le challenge sfruttano la naturale propensione degli adolescenti al confronto con i pari e alla sperimentazione dei propri limiti, amplificando questi meccanismi attraverso la cassa di risonanza dei social media“. Questo mix di fattori psicologici, combinato con l’architettura delle piattaforme social progettata per massimizzare l’engagement, crea un ambiente particolarmente favorevole alla diffusione virale di comportamenti potenzialmente rischiosi.
Tipologia delle challenge: dal divertimento al pericolo
Le challenge possono essere classificate lungo uno spettro che va da quelle innocue e divertenti fino a quelle estremamente pericolose:
Challenge creative e benefiche
Alcune sfide promuovono creatività, consapevolezza sociale o comportamenti positivi:
- Trash Challenge: Nata per sensibilizzare sul tema dell’inquinamento ambientale, invita i partecipanti a pubblicare due foto dello stesso luogo: la prima mostra un’area piena di rifiuti abbandonati, la seconda documenta come la zona è stata ripulita dal partecipante stesso.
- Book Bucket Challenge: Una variante culturale dell’Ice Bucket Challenge che incoraggia la lettura e la condivisione di libri preferiti.
- What I Would Have Said Challenge: Una challenge nata durante la pandemia per promuovere la salute mentale, incentivando le persone a esprimere sentimenti non detti.
- Between Art and Quarantine Challenge – Questa sfida culturale incoraggia la creatività facendo replicare opere d’arte famose usando oggetti casalinghi. È educativa, stimola l’interesse per l’arte e rappresenta un uso costruttivo dei social media.
- Patience Challenge – Sebbene rivolta principalmente ai bambini, questa sfida insegna l’autocontrollo e la gratificazione ritardata, abilità fondamentali anche per resistere alla pressione dei pari in situazioni di potenziale bullismo.
Challenge basate sull’abilità che promuovono competenze positive
- Doodle Challenge – Una sfida creativa che promuove la comunicazione non verbale e la cooperazione. Può essere presentata come esempio di challenge che stimola competenze sociali positive.
- Gesture Challenge – Richiede coordinazione e precisione, senza comportare rischi. È un esempio di sfida che testa abilità senza incentivare comportamenti pericolosi.
- Your First Move Is Their Last Move Challenge – Promuove la creatività e il lavoro di squadra, potendo coinvolgere tutta la famiglia in un’attività cooperativa.
Challenge innocue ma potenzialmente problematiche
Un secondo livello include sfide che, pur non comportando rischi fisici immediati, possono avere implicazioni psicologiche o sociali negative:
- Food Challenge: Sfide legate al cibo che possono variare dal semplice assaggio di cibi piccanti o insoliti fino a comportamenti più problematici come ingurgitare grandi quantità di cibo in poco tempo.
- A4 Waist Challenge: Una sfida che invita a dimostrare di avere un girovita tanto sottile da poter essere nascosto dietro un foglio A4 tenuto in verticale. Questo tipo di challenge promuove ideali di magrezza estrema potenzialmente dannosi per l’immagine corporea.
- Beauty Mode Challenge – Questa sfida, che gioca sulla trasformazione dell’aspetto fisico attraverso filtri digitali, può essere discussa in relazione ai problemi di autostima e all’ossessione per l’aspetto fisico che spesso alimentano dinamiche di bullismo.
- Vogue Challenge – Nata come protesta anti-razzismo, è interessante da analizzare in ottica di inclusività, ma può anche rafforzare standard di bellezza irrealistici se mal interpretata.
- Who is More Challenge – Questa sfida tra amici o familiari che si “giudicano” a vicenda può sembrare innocua, ma può facilmente scivolare in dinamiche di confronto negativo o imbarazzo che è utile discutere in chiave preventiva.
Challenge pericolose
Il livello più preoccupante include sfide che comportano rischi significativi per la salute fisica e talvolta per la vita stessa:
- Blackout Challenge: Conosciuta anche come “choking challenge” o “passout challenge”, questa sfida consiste nel trattenere il respiro o impedire l’afflusso di ossigeno al cervello fino a perdere conoscenza. Secondo il rapporto “Social Media Victims Law Center”, questa challenge ha causato la morte di almeno 20 minori tra il 2021 e il 2022 a livello globale.
- Tide Pod Challenge: Una sfida che consisteva nell’ingerire capsule di detersivo per lavatrice, causando numerosi casi di avvelenamento.
- Benadryl Challenge: Invitava i partecipanti ad assumere dosi elevate di un farmaco antistaminico per provocare allucinazioni, portando a diversi ricoveri ospedalieri e almeno un decesso confermato.
- Blackout Challenge (o “Choking Challenge”): Questa sfida mortale consiste nel trattenere il respiro o bloccare l’afflusso di ossigeno al cervello fino a perdere conoscenza. È una delle più pericolose in assoluto perché l’asfissia può causare danni cerebrali permanenti o morte. Purtroppo, diverse morti di bambini e adolescenti sono state direttamente collegate a questa challenge, incluso il caso di un bambino di 9 anni in Italia nel 2021. I genitori dovrebbero essere particolarmente attenti a segnali come segni sul collo, corde o cinture nascoste in camera, o riferimenti a sensazioni di “sballo” senza uso di sostanze.
- Tide Pod Challenge: Questa sfida consisteva nell’ingerire capsule di detersivo per lavatrice. Le conseguenze possono essere gravissime: ustioni chimiche all’esofago e alle vie respiratorie, vomito incontrollabile, problemi respiratori acuti e persino la morte. Nel 2018, i Centri per il Controllo delle Malattie americani (CDC) hanno registrato un aumento allarmante di avvelenamenti tra adolescenti proprio a causa di questa challenge.
- Benadryl Challenge: Questa sfida incoraggiava i partecipanti ad assumere dosi massicce di un farmaco antistaminico (contenente difenidramina) per provocare allucinazioni. Le overdose di questo farmaco possono causare aritmie cardiache, convulsioni, coma e morte. Nel 2020, almeno una morte di un’adolescente è stata direttamente collegata a questa challenge.
- Salt and Ice Challenge: Consiste nel mettere sale sulla pelle seguita da cubetti di ghiaccio. La reazione chimica abbassa drasticamente la temperatura (fino a -17°C) causando ustioni di secondo e terzo grado simili a quelle da congelamento. Molti adolescenti hanno riportato cicatrici permanenti.
- Fire Challenge: Prevede di cospargersi di un liquido infiammabile (come alcol) e darsi fuoco prima di tuffarsi in una piscina o sotto la doccia. Numerosi adolescenti hanno riportato ustioni gravi di secondo e terzo grado, e alcuni sono deceduti quando le fiamme sono sfuggite al controllo.
Challenge che promuovono comportamenti autolesionisti
- Blue Whale Challenge: Questa non è una semplice sfida ma una serie di 50 “compiti” assegnati da un “curatore” online, che diventano progressivamente più pericolosi e autolesionisti, culminando nell’ultimo compito che incoraggia il suicidio. Sebbene molti dettagli siano dibattuti, le autorità di diversi paesi hanno collegato numerosi suicidi adolescenziali a questa challenge, si è parlato di circa 130 morti solo in Russia.
- Momo Challenge: Simile alla Blue Whale, questa challenge utilizzava un’immagine inquietante (“Momo”) per attirare l’attenzione e poi incoraggiava comportamenti pericolosi tramite messaggi privati, con minacce se i partecipanti non completavano le sfide. Ha causato panico tra i genitori nel 2018-2019 ed è stata collegata a episodi di autolesionismo.
- Skullbreaker Challenge (o “Trip Jump Challenge”): In questa sfida, tre persone si dispongono in fila e devono saltare, ma alle due persone esterne viene detto di saltare mentre alla persona centrale vengono fatti lo sgambetto durante il salto, provocandone una caduta violenta sulla schiena o sulla testa. Ha causato numerose commozioni cerebrali, fratture e traumi cranici.
- Eraser Challenge: I partecipanti devono strofinare vigorosamente una gomma sulla pelle mentre recitano l’alfabeto o completano una sfida a tempo, causando abrasioni dolorose e potenzialmente infezioni.
Challenge che promuovono comportamenti a rischio
- Kiki Challenge (o “In My Feelings Challenge”): Richiede di uscire da un’auto in movimento e ballare accanto al veicolo che continua a procedere. Oltre ai rischi evidenti di cadere dall’auto, ci sono stati casi di investimenti e incidenti stradali.
- Cinnamon Challenge: Consiste nell’ingerire un cucchiaio di cannella in polvere senza acqua. Può causare soffocamento, tosse incontrollabile, vomito e, nei casi più gravi, pneumopatie quando la cannella viene inalata nei polmoni.
- Bird Box Challenge: Ispirata dal film Netflix, questa sfida consiste nel compiere attività quotidiane (inclusa la guida) bendati. Ha causato numerosi incidenti, incluso un caso in cui un’adolescente ha provocato un incidente stradale mentre guidava bendata.
- Milk Crate Challenge: Prevede di scalare una piramide instabile di cassette del latte e poi discendere dall’altro lato. Ha causato numerose fratture, distorsioni e traumi alla colonna vertebrale.
“Se sei pronta a diventare una balena inciditi ‘yes’ sulla gamba, se non lo sei tagliati molte volte per autopunirti”. È stato uno dei messaggi inviati via social nel 2017 a una 12enne di Palermo da una 23enne di Milano che si sarebbe spacciata come “curatore” della “Blue Whale Challenge”
Blue Whale Challenge
I numeri del fenomeno in Italia
La diffusione delle challenge tra i giovani italiani è documentata da ricerche recenti. Uno studio condotto dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, intitolato “Dipendenze comportamentali nella Generazione Z”, ha prodotto dati significativi. La ricerca, che ha coinvolto nell’autunno del 2022 più di 8.700 studenti tra gli 11 e i 17 anni su tutto il territorio nazionale, ha rivelato che il 6,1% degli intervistati ha partecipato almeno una volta a una challenge sui social.
Particolarmente allarmante è il dato relativo alla fascia d’età più giovane: tra gli 11-13 anni la percentuale di partecipazione sale al 7,6%, indicando una maggiore vulnerabilità dei preadolescenti rispetto ai loro coetanei più grandi. Questo fenomeno potrebbe essere spiegato dalla minore capacità di valutazione critica e dalla maggiore suggestibilità tipiche della prima adolescenza.
La ricerca evidenzia inoltre una correlazione significativa tra la partecipazione alle challenge e altri indicatori di disagio psicologico, suggerendo che i ragazzi più vulnerabili potrebbero essere anche quelli più propensi a impegnarsi in comportamenti rischiosi online per ottenere approvazione sociale.
Il ruolo delle piattaforme social
Le piattaforme social giocano un ruolo complesso nell’ecosistema delle challenge. Da un lato, i loro algoritmi tendono a premiare contenuti che generano elevato engagement, favorendo così la diffusione virale di sfide spettacolari o estreme. Dall’altro, in seguito a pressioni legali e dell’opinione pubblica, hanno implementato politiche più rigorose per contrastare la diffusione di challenge pericolose.
TikTok, piattaforma particolarmente popolare tra i giovani e frequente veicolo di diffusione delle challenge, ha introdotto nel 2021 nuove linee guida che vietano esplicitamente contenuti che promuovono sfide pericolose. La piattaforma ha anche implementato sistemi di moderazione automatizzata e manuale per identificare e rimuovere tali contenuti.
Tuttavia, l’efficacia di queste misure rimane oggetto di dibattito. Come sottolinea un rapporto della Digital Services Act Observatory dell’Università di Bologna, “gli attuali sistemi di moderazione mostrano limiti significativi nel rilevare sfide pericolose, specialmente quando queste vengono promosse attraverso hashtag alternativi o contenuti codificati per eludere il rilevamento automatico“.
Strategie di prevenzione e intervento
Di fronte alla persistenza del fenomeno, l’approccio più efficace sembra essere quello educativo, mirato a sviluppare nei giovani competenze critiche e capacità di autoregolazione.
Per i genitori
- Dialogo aperto e non giudicante: Creare uno spazio in cui i ragazzi possano discutere liberamente delle loro esperienze online senza timore di essere giudicati o puniti.
- Educazione ai media: Aiutare i figli a sviluppare competenze critiche per analizzare i contenuti digitali, riconoscere manipolazioni e valutare rischi reali.
- Monitoraggio consapevole: Essere informati sulle tendenze digitali del momento e sui social utilizzati dai propri figli, senza invadere la loro privacy ma rimanendo punti di riferimento accessibili.
- Modellamento comportamentale: Offrire esempi positivi di utilizzo dei social media e di gestione della pressione dei pari.
Per gli educatori e le scuole
- Programmi di alfabetizzazione digitale: Implementare percorsi formativi che sviluppino competenze critiche specifiche per navigare l’ambiente dei social media.
- Discussioni in classe: Utilizzare casi di studio su challenge virali come opportunità di riflessione critica collettiva.
- Peer education: Formare gruppi di studenti più grandi che possano fungere da mentori per i più giovani su temi di sicurezza digitale.
Il futuro delle challenge: verso un utilizzo più consapevole
Le challenge non sono intrinsecamente negative, come dimostra l’esempio virtuoso dell’Ice Bucket Challenge o della più recente Trash Challenge. Il problema non risiede nel formato in sé, ma nel tipo di comportamenti che vengono promossi e nel pubblico che viene raggiunto.
Come osserva Paolo Ferri, professore di Tecnologie della formazione presso l’Università di Milano-Bicocca, “dobbiamo superare l’approccio puramente restrittivo per abbracciare un modello educativo che valorizzi il potenziale positivo delle dinamiche social, reindirizzandole verso obiettivi costruttivi e prosociali“.
In questa prospettiva, la strada più promettente sembra essere quella di promuovere una cultura digitale che incoraggi i giovani a diventare creatori consapevoli piuttosto che consumatori passivi, capaci di utilizzare il formato delle challenge per esprimere creatività, condividere valori positivi e promuovere cause meritevoli.
Conclusione
Le challenge sui social rappresentano un fenomeno complesso che riflette dinamiche psicologiche e sociali profondamente radicate nella cultura giovanile contemporanea. La loro evoluzione dall’originaria Ice Bucket Challenge a manifestazioni talvolta estremamente pericolose illustra il potenziale ambivalente della comunicazione digitale.
Come spesso accade, non è il fenomeno in sé il problema ma il modo in cui viene utilizzato e il tipo di pubblico che riesce a raggiungere. Lo stesso formato può non rappresentare un rischio per una persona adulta con un buon grado di consapevolezza, ma può diventare estremamente pericoloso per un bambino o un adolescente la cui capacità di valutazione del rischio è ancora in formazione.
Poiché le challenge sono ormai parte integrante dell’ecosistema digitale e difficilmente scompariranno, l’unica strada percorribile è quella della prevenzione: genitori, educatori e istituzioni devono collaborare per aiutare bambini e giovani a sviluppare un senso di responsabilità e autonomia che permetta loro di distinguere tra sfide costruttive e comportamenti pericolosi, riconoscendo il sottile ma cruciale confine che separa la sperimentazione dal rischio inaccettabile.
Fonti
- Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Istituto Superiore di Sanità. (2022). “Dipendenze comportamentali nella Generazione Z”.
- Social Media Victims Law Center. (2023). “Report on Social Media Challenges and Youth Safety”.
- Osservatorio Nazionale Adolescenza. (2022). “Adolescenti e Sfide Digitali: Rischi e Opportunità”.
- Digital Services Act Observatory, Università di Bologna. (2023). “Moderazione dei Contenuti e Protezione dei Minori nelle Piattaforme Digitali”.